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Dogecoin è la terza criptomoneta dietro a Bitcoin ed Ethereum per numero di indirizzi

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Dogecoin per alcuni è un’altcoin come un’altra, ma per una ristretta cerchia di persone è come le noccioline: più ne mangi e più ne vuoi mangiare.

Kevin Rooke, un anonimo ricercatore di criptovalute canadese, ha condotto una personale analisi del numero di indirizzi generati per Dogecoin. Dall’analisi degli indirizzi fatta attraverso il block explorer di Doge, si è scoperto che il numero di wallet aperti a dicembre 2018 è superiore al picco massimo raggiunto a dicembre 2017.

Ora, chi ha seguito l’andamento del prezzo di bitcoin nel 2017, sa che dicembre 2017 è stato il massimo storico per tutte le criptovalute. Strano osservare una attività del genere mentre l’intero comparto dei crypto asset vive un momento di decrescita, soprattutto se si pensa che Dogecoin è nato da uno scherzo di due programmatori: Jackson Palmer e Billy Markus (Shibetoshi Nakamoto).

Dogecoin dietro solo Bitcoin ed Ethereum

Non è tutto, perché non si tratta solo di un record “personale” per la altcoin Doge. Gli indirizzi generati sono talmente tanti da essere terzi per numero, dietro solo al bitcoin e alla criptovaluta del progetto Ethereum.

Una notizia curiosa e sorprendente per certi versi, ma non irrilevante. Dobbiamo infatti domandarci come sia possibile che una coin, il cui protocollo non viene aggiornato da almeno quattro anni, sia riuscita a ottenere risultati che neanche progetti finanziati da centinaia di milioni di dollari hanno ottenuto.

Dogecoin
Shiba Inu sul logo del Dogecoin.

La classifica delle criptovalute in base agli indirizzi

Seguendo la semplice ricerca fatta da Rooke, apprendiamo che bitcoin ha un totale di 536.738 indirizzi attivi, Ethereum conta 235.004 indirizzi attivi e Dogecoin è terzo con 72.955.

Al quarto posto troviamo litecoin, ma se cerchiamo un progetto che tra il 2017 e il 2018 ha attratto ingenti investimenti, dobbiamo scendere al sesto posto di EOS con 32.512 indirizzi.

Uscendo dalla pura contabilità, bisogna aggiungere che EOS come TRON (21.255 indirizzi) sono piattaforme decentralizzate nate da meno di un anno, mentre Dogecoin è attivo dall’8 dicembre 2013.

Lo scherzo preso sul serio

La criptomoneta del cane Shiba Inu non è più uno scherzo, se mai lo è stato; la community che si riconosce nell’asset digitale lo utilizza per fare micro pagamenti o per scopi speculativi.

Sul piano dei micro pagamenti è interessante notare che una transazione in dogecoin costa di solito da 1 a 10 dogecoin, ovvero​​​​​ da 0,002 euro a un massimo di 0,02 euro.

Per quanto riguarda la speculazione, dogecoin vale 282 milioni di euro (capitalizzazione di mercato), con un volume di scambio giornaliero di quasi 25 milioni di euro.

L’acquisto di dogecoin è facile dal momento che esistono oltre 400 coppie di scambio su decine di crypto exchange.

Doge, su Cryptopia, ha addirittura un suo mercato di scambio con tutte le principali criptovalute del panorama, mentre piattaforme come Poloniex consentono addirittura il lending dei dogecoin, la possibilità di prestare la altcoin in cambio del riconoscimento di un basso tasso di interesse.

Snobbata da molti, la criptovaluta dello Shiba Inu nasconde molte interessanti sorprese per gli amanti delle monete digitali.

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