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Ethereum: È necessario porre un limite all’inflazione?

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Certo, la maggior parte delle persone ha pensato che quando il creatore di Ethereum ha pubblicato una proposta controversa il primo aprile scherzasse. Nonostante questo, il post ha suscitato una conversazione seria a riguardo di modifiche all’economia all base della seconda più grande criptovaluta del mondo.

I dettagli

Da quando il concetto è stato citato per la prima volta, il dialogo si è sempre fatto più acceso a riguardo dell’idea che si potesse porre un limite al numero totale di ETH, il token nativo di Ethereum, che potrebbe mai esistere. L’argomento è molto scottante visto che la velocità con cui vengono introdotti token sul mercato è in aumento. Buterin sembra consapevole di questa preoccupazione. Infatti, cita la “sostenibilità economica” come la ragione per cui vuole porre fine alla creazione di nuovi ETH quando una volta giunti a 120 milioni di token. L’idea è che limitare l’offerta di mercato esattamente a questa cifra, il doppio del numero di ETH venduto nella raccolta fondi della piattaforma nel 2014, potrebbe aiutare a lungo termine.

In un incontro con gli sviluppatori, la scorsa settimana, Buterin ha illustrato ulteriormente la sua logica. Interessantemente, i suoi commenti sono stati inizialmente accolti con risate dagli sviluppatori. Però, nonostante la reazione iniziale, l’atmosfera ha rapidamente lasciato il posto a una seria riflessione. Da un punto di vista tecnico, il cambiamento sarebbe facile da implementare. Infatti, ottenuto un sufficiente supporto da parte della cominutà, questo potrebbe essere implementato come parte del prossimo aggiornamento del software di Ethereum.

Da un lato, il concetto è stato applaudito da altri investitori. Infatti, la mancanza mancanza di una posizione formale equivalente al limite a 21 milioni di BTC integrata nel software di Bitcoin ha portato incertezza in alcuni investitori, se perplessità. Questo aspetto, infatti, è stato tra quelli che più si sentivano dire da parte dei investitori scettici nei primi tempi dell’Ethereum. Di conseguenza si può presumere che una parte di questi ha deciso di non investire in questa criptovaluta proprio per questo motivo.

La comunità di ETH di nuovo divisa?

Ovviamente non tutti sono stati della stessa idea. Ma in quanto cambiamento effettivamente di una certa importanza la proposta ha generato emozioni di una certa rilevanza. Ethereum non è nuovo a questo genere di situazioni. Per citare esempio basta portare l’attenzione a EIP-867, un altra modifica al protocollo proposta che ha generato una gran quantità di controversie.

Tuttavia, il limite di emissione proposto è stato anche oggetto di aspre critiche. Per prima cosa, i critici citano il ruolo del token nella sicurezza della piattaforma affermando che l’introduzione di un liminte renderebbe la criptovaluta un puro gioco di investimento speculativo. Questa situazione porta molti sviluppatori a temere che l’aggiornamento del protocollo diverrrebbe più impegnativa.

“Non credo che abbiamo le conoscenze necessarie per sapere realmente in modo significativo a cosa avremmo acconsentito”, ha scritto Vlad Zamfir in un blogpost. L’uomo in questione è uno dei principali sviluppatori dietro l’algoritmo di consenso proof-of-stake che sta per essere integrato nel protocollo di Ethereum. “I numeri sembrano del tutto arbitrari”, scrisse un altro critico. E un avversario vocale della proposta, sviluppatore della piattaforma, Nick Johnson ha twittato affermando che il post “è degenerato in un gruppo di persone che discutono di pseudoeconomia, come se etereo fosse stato progettato prima di tutto per essere un’economia e non un sistema informatico.”

I contro

I critici sembrano particolarmente preoccupati per ciò che gli incentivi economici potrebbero significare per il ruolo di ETH come “combustibile” della rete.

“L’ETH ha uno scopo intrinseco primario nel protocollo Ethereum, cioè essere consumato come una risorsa con cui eseguire calcoli su una macchina computazionale”, ha scritto in un blog post uno sviluppatore indipendente di Ethereum, Darryl Morris. Secondo Morris, l’uso del token come strumento di investimento non dovrebbe essere privilegiato rispetto alla sua capacità di garantire e proteggere il protocollo, cosa che pensa l’implementazione della proposta farebbe. Parlando ad una riunione di sviluppatori venerdì, Johnson ha fatto eco a punti simili. Poiché tale limite, teoricamente, farebbe aumentare il valore della criptovaluta, le transazioni che bruciano piccole quantità di questo sarebbero disincentivate. Di conseguenza, il reale utilizzo del protocollo diverrebbe meno conveniente.

Un promemoria che le criptovalute non sono solo economia ma anche tecnologia

“Il finanziamento attraverso le commissioni di transazione incoraggia la detenzione e scoraggia un ecosistema attivo”, ha detto Johnson. Continuando, Johnson ha detto che questo porterebbe a una situazione in cui “i costi salgono perché le transazioni sono meno il che porta a meno transazioni e così via”. E l’opposizione è iniziata da tempo prima della recente proposta di Buterin. Zamfir, ad esempio, si è pronunciato contro la fissazione di un limite all’emissione di ETH in passato. A febbraio infatti ha dichiarato:

“L’intera comunità dei cosiddetti “HODLer” è apparentemente ossessionata dalle politiche di emissione, anche se l’emissione ha molto, molto, molto poco a che fare con il successo di una criptovaluta.”

Ha inoltre ipotizzato che, in caso si giungesse ad un limite, i miner potrebbero avere motivi per opporsi intrinsecamente all’idea. Questo dal momento che questo potrebbe limitare i loro futuri guadagni.

“”Hodlers” e miner hanno evidenti conflitti di interesse che rendono impossibile contare su di loro per preoccuparsi di qualsiasi nozione di bene pubblico o anche qualsiasi tipo di verità imparziale sui parametri ottimali”, ha lamentato Zamfir. In un post sul blog, Zamfir ha continuato ad affermare che la comprensione della questione è limitata. Affermazione ulteriormente critica è che l’utilizzo della scarsità come modo per portare a fruttare un investimento è “stupido e fastidioso, nella migliore delle ipotesi”.

E infine, altri hanno sostenuto che un limite di emissione aumenterebbe il costo di ingresso nella rete. Una cosa che contraddice la proposta di valore di mantenere questi costi bassi in modo che chiunque possa partecipare. Cosa utile visto che, a sua volta, questo renderebbe la rete più decentralizzata. Parlando di questo, un utente Reddit ha scritto una frase che riassume il concetto:

“Perfetto se si vuole accrescere la propria ricchezza personale, ma “una cattiva idea” se si vuole creare un’economia decentralizzata”.

I pro

Nella riunione degli sviluppatori della scorsa settimana, Buterin ha sottolineato che le commissioni di transazione non sono proporzionali al prezzo del token, ma piuttosto riflettono la domanda per la piattaforma. Ciò significa che, a prescindere da un aumento dei prezzi, se il numero di transazioni rimane lo stesso, le tariffe sulla piattaforma non aumenteranno. Inoltre, secondo lui, non spetta all’Ethereum fornire un’entrata nel settore delle criptovalute a prezzi accessibili e che invece, nuove valute forniranno questa possibilità.

“Le criptovalute possono evitare di essere troppo inegalitarie per mezzo della comparsa di nuove monete, non rendendo ogni singola valuta super-inflazionaria,” ha twittato Buterin. Mentre il tasso di inflazione dell’Ethereum è attualmente piuttosto basso, Buterin ha sostenuto che anche i piccoli tassi di inflazione sono un “affare enorme” nel contesto dei rendimenti dei mercati finanziari. Con una fornitura illimitata, Buterin ha avvertito che ETH potrebbe anche essere superato nel capitale di mercato totale da uno dei token ERC-20 che sono stati lanciati sulla sua blockchain. Poiché i token possono essere programmati come privi di inflazione, Buterin ha spiegato che “fondamentalmente ogni token ERC-20 diventa una riserva di valore migliore rispetto a quello nativo”.

Un nuovo incentivo per i miner, ma sufficiente?

E per quanto riguarda i pagamenti dei miner, Buterin ha sostenuto durante la riunione che, invece di pagare i miner con ETH nuovi, i minatori potrebbero, in futuro, essere pagati direttamente per mezzo delle tasse di transazione. Secondo Buterin, tale cambiamento sarebbe di semplice attuazione, poiché tutto l’ETH rimanente potrebbe essere vincolato ad un contratto intelligente ed essere versato ai miner.

“Stabilirebbe qualsiasi ricompensa in modo proporzionale all’equilibrio restante all’interno del contratto”, ha spiegato Buterin. Le ricompense diminuirebbero man mano che l’offerta totale di ETH converge verso il suo limite. Ma anche se questo potenzialmente disincentiva i miner, Buterin ha detto che l’inflazione pone un rischio simile. “Se abbiamo una valuta che è inflazionistica, allora questo potrebbe portare a un calo del suo valore. Questo di per sé porta a una minore protezione del capitale della rete”, ha detto Buterin.

E anche se ammette che è una cosa complicata da misurare, Buterin ha detto: “Personalmente penso che ci sono prove che fondamentalmente i livelli di tassa di transazione sono in grado di fornire entrate sufficienti per garantire una blockchain”. Inoltre ha aggiunto:

“E nel lungo periodo, se non lo sono, c’è da chiedersi qual’è il valore del sistema che stiamo costruendo.”

Conclusione

La decisione a riguardo dell’implementazione o meno di questa modifica al protocollo è una questione che appare decisamente complicata. In particolare, può risultare difficile schierarsi. Certo, dal punto di vista di un investitore, l’implementazione di questa modifica aumenterebbe immediatamente il valore percepito dell’ETH. Ma dal punto di vista di uno sviluppatore o effettivo utente della blockchain questo può portare preoccupazioni per quanto ad un aumento dei costi di utilizzo.

Detto questo, Vitalik ha spiegato come “le commissioni di transazione non sono proporzionali al prezzo del token, ma piuttosto riflettono la domanda per la piattaforma”. Questo dettaglio dettaglio rende l’idea molto meno scoraggiante. Nonostante ciò, abbiamo già spiegato come il cosiddetto “hodling” destabilizza il prezzo e scoraggia il reale utilizzo delle piattaforme. Quindi resta una reale preoccupazione per gli sviluppatori dovuta al semplice incoraggiamento al mantenimento della criptovaluta nel lungo termine che invece può effettivamente portare danno alla piattaforma. Ma solo il tempo saprà dire chi ha ragione.

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