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Come mai le banche appoggiano la rivoluzione blockchain?

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Il cambiamento o lo si cavalca, per quanto possa somigliare a un cavallo selvaggio da domare, oppure lo si subisce. L’avvento della criptovaluta bitcoin e la fiducia crescente posta in essa dai popoli interroga tutti, comprese le banche, le quali scontano una certa diffidenza da parte di un cospicuo numero di clienti a causa dei numerosi scandali e fallimenti degli ultimi decenni: anche in Italia avremmo i nostri esempi da elencare.

Le banche non ostili al cambiamento da subito hanno istituito gruppi di ricerca per comprendere i ledger distribuiti e come trarne vantaggio. Il progetto Quorum della JP Morgan è una versione di ethereum orientata alle imprese, un progetto ampio ed interessante nel quale sono confluite alcune tecnologie sperimentate dalla criptovaluta zcash.

La Banca Mondiale con sede a Washington D.C. ha aperto il Blockchain Lab alla fine di giugno con l’obiettivo dichiarato di combattere la povertà, mettendo il potere economico nelle mani della gente. In questo si deve dire che il potere della decentralizzazione, se opportunamente spiegato alle persone, può essere una via di sviluppo per comunità rurali e villaggi isolati dallo sviluppo economico globale.

Il laboratorio blockchain delle banche italiane

L’ABI Lab è il centro di ricerca e innovazione per la banca italiano, qui è partito un progetto di studio per approfondire le potenzialità della blockchain. Nel 2017 L’ABI Lab ha realizzato un rapporto dal titolo “Le banche e la blockchain: quali opportunità?” rivolto alle banche affinché possano migliorare le conoscenze sulla innovativa tecnologia digitale.

Nel laboratorio è in corso un progetto pilota sul processo di Spunta Interbancaria Italia, allo scopo di investigare le potenzialità e i benefici della blockchain nell’ambito bancario italiano. Le banche partecipanti al progetto hanno istituito un registro digitale distribuito (DLT).

I benefici sul settore delle criptovalute

Le banche si appropriano della blockchain? Alcune correnti di pensiero temono sia il tentativo di affossare le valute digitali e di soppiantarle con criptovalute centralizzate. Il timore non è fondato perché nessuno può fermare l’acquisto di bitcoin e il suo uso: le criptovalute non si possono spegnere o disattivare.

I grandi programmi di ricerca come la Ethereum Network, poi, già coinvolgono numerose banche e aziende IT di livello mondiale riunite nella Enterprise Ethereum Alliance (EEA). Difficile ipotizzare sia in atto il tentativo di imbavagliare le criptomonete, mentre dovremmo guardare all’enorme beneficio che le iniziative indipendenti stanno avendo sul settore bancario. Basti pensare all’effetto Ripple i cui servizi sono utilizzati da numerosi istituzioni finanziarie per ridurre tempi e costi dei pagamenti transfrontalieri.

Anche la Cina vuole la blockchain

Non è un mistero e neppure una notizia che il governo cinese da anni studia e monitora la blockchain e le sue potenzialità. Anzi, si ipotizza che i divieti riservati al settore privato siano stati solo una base preparatoria ad una iniziativa tutta statale. L’ipotesi trova la sua conferma nell’avvio di una piattaforma finanziaria basata su blockchain sperimentale sostenuta dalla Banca popolare cinese. Il progetto pilota è partito il 12 settembre nella città di Shenzhen, sono coinvolti i distretti di Hong Kong, Macao e Guangdong. L’obiettivo, testare transazioni per il commercio transfrontaliero.

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