Privacy di Brave browser sotto tiro per i link di affiliazione ai siti cripto

Gli utenti hanno richiamato a un comportamento più etico il browser dopo che questi ha aggiunto automaticamente i link di affiliazione ad alcuni siti sulle criptovalute

I browser orientati alla privacy forniscono un alto valore alla sicurezza di un utente su internet
Il fondatore si è scusato per i link di affiliazione; tuttavia Eich ha anche detto che è stato menzionato nel codice open-source del sito per diversi mesi

Brave, uno dei maggiori browser per la privacy degli utenti che ha 15 milioni di download all’attivo, è stato recentemente coinvolto in una controversia riguardante i link di affiliazione.

Brave, un browser derivato da Chromium, è un un progetto open-source sviluppato in parte dal creatore di JavaScript e ex CEO di Mozilla Brendan Eich. Brave ha raggiunto la popolarità grazie alla sua velocità e alla gamma di plugin per la privacy.

Il browser sembra che autocompleti automaticamente gli URL per selezionati siti di criptovaluta con un link di affiliazione senza notificare all’utente la sua azione.

Anche se questo atteggiamento non compromette la privacy degli utenti e non comporta alcun tipo di hackeraggio, la mancanza di trasparenza nei loro rapporti con gli affiliati ha suscitato preoccupazione per l’etica delle loro azioni.

I programmi di affiliazione vengono utilizzati per monetizzare un sito web e in questo caso a un affiliato viene assegnato un URL speciale per promuovere i servizi di un determinato partner. Quando un utente si iscrive attraverso tale URL, l’affiliato viene pagato per la sua prestazione.

Molti paesi in tutto il mondo hanno leggi che impongono agli affiliati di informare gli utenti del loro rapporto con l’inserzionista se vengono inseriti link di questo tipo. Negli USA ad esempio la Federal Trade Commission (FTC) richiede che i siti spieghino il loro rapporto con i partner affiliati in modo chiaro e visibile.

Il regolamento generale dell’Unione Europea sulla protezione dei dati (GDPR) stabilisce termini simili, richiedendo che i partenariati con gli affiliati siano resi noti quando il tracciamento degli utenti è in atto.

Oltre a essere una pratica immorale, molti ritengono che Brave abbia probabilmente violato alcune di queste norme con il loro schema di rinvio. Quando gli utenti inserivano il nome o l’URL di alcuni siti sulle criptovalute selezionati nel browser, questi li inviava automaticamente a quel sito web con il codice di riferimento di Brave allegato all’URL. Tra gli URL del sito interessati dall’attività riguardano Ledger, Coinbase, Binance e Trezor.

Eich si è scusato per lo schema, ed ha assicurato agli utenti che è stato risolto e che non sarebbe successo più. Ha anche spiegato però, che lo schema di affiliazione era visibile nel codice open-source del browser da diversi mesi.

“Abbiamo commesso un errore ma lo stiamo correggendo: Brave di default autocompleta ‘http://binance.us’ nella barra degli indirizzi per aggiungere un codice di affiliazione. Siamo affiliati di Binance e lo promuoviamo agli utenti attraverso il widget di trading implementato nella nuova pagina di Brave, ma l’autocompletamento non dovrebbe aggiungere alcun codice… Ci dispiace per questo errore: non siamo chiaramente perfetti, ma correggiamo l’errore rapidamente”, ha spiegato Eich in una serie di Tweet.